Faccio parte della nutrita schiera degli strizzacervelli. Non so, viste le psico-sciocchezze che si sentono da tutte le parti, se io debba andarne fiera. Fatto sta che più faccio questo mestiere e più mi piace. Perché non ha granché in comune con quel che si dice in giro. E allora che facciamo di tutte le psico-corbellerie da cui siamo circondati? Io una modesta proposta ce l'avrei: le piazziamo in questo blog!
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Ho avuto di recente la fortuna di trovarmi a Londra e di potermela girare in lungo e in largo. Così fra National Gallery, Tower Bridge, Buckingham Palace, Harrod's, Hyde Park e 20 Maresfield Gardens (l'ultima dimora di Freud prima della sua morte, una bella villetta in una zona elegante e tranquilla) ho fatto un uso intensivo di taxi e metropolitana. Grave errore: non sono mai salita su un double-decker, uno dei caratteristici autobus a due piani. Errore, sì, perché se ci fossi salita avrei potuto capire la mia personalità in un battibaleno. Non ci credete? Ecco un estratto da un primo articolo che ho scovato sul web (tranquilli, poi arriva una versione italiana pressoché identica):
Where you sit on a bus can define your personality, according to Dr Tom Fawcett of Salford University.
Those at the front on the top deck are generally forward thinkers and those at the back are rebellious types. Sitting in the middle are independent thinkers. On the bottom deck at the front tend to be gregarious meeters-and-greeters while those in the middle are 'strong communicators'. Travellers who automatically head for the rear downstairs are said to be risk-takers. He defined a final group as chameleons - travellers who do not care where they sit because they feel they can fit in anywhere.
Dr Fawcett said the study was an 'observational' one. He said: 'It was carried out as an observational survey - we noted people's body language and whether there was any interaction with other passengers, if they were sociable or withdrawn or even anti-social'".
Stesso concetto, sito diverso:
"Dimmi dove siedi, e ti dirò chi sei. Questa, perlomeno, è la tesi di un team di ricercatori britannici, che hanno analizzato per mesi i comportamenti dei loro compatrioti mentre viaggiano in autobus. 'Un gesto abituale come sedersi su un bus rivela aspetti importanti della personalità', dice il professor Tom Fawcett della Salford University, che ha diretto la ricerca.
Chi siede davanti, al piano superiore, pensa alle opportunità del futuro più che alle delusioni del passato, ha il coraggio di buttarsi in nuove avventure o iniziative. Chi siede in mezzo, sempre al piano di sopra, sa godere della propria autonomia. Chi al piano superiore va a mettersi nei sedili di dietro è un tipo ribelle. E passiamo al piano di sotto. Quelli che stanno davanti sono gli animali sociali per eccellenza. I più chiacchieroni, tuttavia, sono coloro che, sempre al piano di sotto, si collocano al centro del bus. E quelli che al primo piano si mettono di sotto sono coloro che amano il rischio. C'è infine un'ultima categoria ribattezzata 'camaleonti"' sono i passeggeri che si siedono una volta qui, una volta là, e che si trovano sempre bene, con chiunque, in qualunque circostanza".
Quando ho letto queste cose ho pensato: ci risiamo, ecco la solita bufala del carattere svelato da un singolo, unico comportamento. Di solito in questi casi smascherarla è facile, basta risalire alla ricerca vera e propria e vedere cosa c'è scritto. Ma stavolta è diverso: in Rete non trovo traccia di questo fantomatico studio. Così decido di andare alla fonte e di cercare Tom Fawcett per chiederglielo di persona. Dio benedica Google: in un batter d'occhio sono sul sito dell'università, trovo la sua casella email e gli scrivo. Nel giro di poche ore - grazie, Tom! - lui, gentilmente, mi risponde. Così (il neretto è mio):
"Dear Silvia, it was small scale and observational - it will not be published or
followed up in any depth. Thanks for your interest - it was not scientifically rigorous and the media should have alerted the public as such - but unfortunately these things are not sometimes detailed in the press".
Ovvero, la ricerca che ha occupato "per mesi" gli psicologi della Salford University non esiste da nessuna parte: Tom Fawcett aveva fatto alcune semplici osservazioni molto circoscritte, senza alcuna velleità scientifica. Eppure, secondo un articolista particolarmente temerario, non solo lo studio esiste, ma è tanto rigoroso che addirittura "companies which spend large amounts on psychometric tests to ensure they recruit the right people are wasting their money. All they need to do is jump onto public transport": insomma, le aziende che spendono soldi in personale specializzato a cui affidano il compito di assumere le persone più adatte stanno buttando via i loro soldi. Basta che piazzino i candidati alla fermata e aspettino il primo autobus.
Non mi stancherò di ripeterlo: l'idea che la personalità intera sia racchiusa in un unico semplice comportamento è del tutto infondata.
Che dire: grazie a Tom Fawcett per averci chiarito le idee e... mi raccomando, se andate a un colloquio di lavoro e vi chiedono dove vi mettereste a sedere su un autobus, fate attenzione a come rispondete.
